paradise

Crescere, significa divenire sempre più coinvolti nella creazione attiva delle migliori condizioni ambientali possibili per soddisfare i propri bisogni. Impariamo presto a riconoscere cosa ci fa star bene, e quali comportamenti sono necessari per procurarcelo.

Il ricordo dello stato di piacere incondizionato, senza oggetto, e risiedente nel semplice fatto di esistere a cui aspiravamo a tornare nei primissimi istanti di vita, è ormai completamente scomparso dalla nostra considerazione cosciente.

La coscienza è interamente assorbita dalla domanda: come migliorare il più possibile le condizioni di sussistenza? E a tale fine comincia a strutturare una personalità funzionale e a dirigere le energie in un lavoro sempre meno rivolto ad ottenere un risultato individuale e immediato, e sempre più a garantire la massima prosperità al proprio gruppo sociale nel futuro. Presto, poi, accanto ai bisogni primari, compaiono altre esigenze che non sono più legate a un’utilità concreta, ma rispondono alla richiesta della psiche di dare un senso alla propria esistenza. In questo processo di identificazione, che col progredire dell’età e l’evolvere della civilizzazione diventa sempre più simbolico e astratto, emergono questioni di prestigio, potere, valore, destinate a inghiottire gran parte delle nostre energie attive nel corso della vita.

Nonostante questi obiettivi secondari possano sembrare irrazionali, è probabile che contribuiscano in realtà ad aumentare coesione e dinamicità sociale, consolidando la nostra stabilità materiale nel tempo, il nostro senso di sicurezza, e il controllo sulla natura e su noi stessi che tutto questo richiede. Se siamo fortunati e capaci, possiamo sperare di trovarci a un certo punto, o magari per tutta la vita, in una sacca di prosperità in cui le energie che investiamo nel lavoro e i risultati concreti e simbolici che il mondo ci rimanda sono in un equilibrio duraturo, gratificante, piacevole e rassicurante.

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1 Comment

 

  1. oneda marasi
    11 luglio 2014  00:37 by oneda marasi

    Si, è vero! Quale condizione di così magico e sublime benessere, nella vita, si può paragonare allo stato dell'essere nel grembo materno???!, In questa condizione, quando la FORTUNA ti concede di costruire quell'incredibile perfetta impalcatura del tuo corredo cellulare, hai l'inconsapevole piacere dell'assoluto benessere in equilibrio tra il bisogno e la risposta. E poi, in un attimo si nasce, e per assurdo, si dice che per il neonato va tutto bene se PIANGE...Già, è un paradosso concepire l'apertura della porta alla VITA con il PIANTO, e non con un sorriso ( perché si sa che il neonato sa anche sorridere, così beatamente, forse già ricordando..) L'atto del pianto, così forte, così PRIMO,( così assurdo ), cosi già beffardo quasi ad insegnarti, già da subito, che ti devi DIMENTICARE quello stato incredibile, irripetibile di grazia; quasi ad insegnarti che NULLA ti è dovuto; ed ora si incomincia....
    Il nostro corpo...il nostro primo grande LAVORO: ASCOLTARLO, RISPETTARLO,SFAMARLO, PURIFICARLO...AMARLO.
    Alla ricerca quotidiana di raggiungere e soddisfare questo obiettivo, da prima in modo inconscio e poi con la consapevolezza di questo PRIMORDIALE SENSO DEL DOVERE .Ognuno di noi ha l'inconsapevole memoria del proprio stato di benessere in età fetale e sicuramente, senza rendersene conto , lo ricerca, lo rincorre nello svolgere della propria vita, e ben vengano , come lo yoga, i mezzi attraverso i quali la propria attenzione, l'ascolto siano veri, non ipocriti,e siano rivolti innanzi tutto al proprio se, per essere PIU' IN PACE e così anche con l'universo che ci circonda.
    Ma non c'e' peggior CONSAPEVOLE INCONSAPEVOLEZZA per veder scorrere la propria vita come SPETTATORI..E allora? Quante vite devono trascorrere prima che si impari? e quante vite, la propria, la tua, devono ancora SVANIRE per guardare col cuore leggero a questa atavica SOLITUDINE?????
    IO SONO FORTUNATA perchè amo la vita e BRINDO ad essa, ogni secondo che passa, ma non smetto mai di chiedermi perchè ho dimenticato......

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