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Pochi giorni fa, abbiamo assistito alla decisione del CONI di includere lo Yoga fra le discipline sportive tutelate dall’ente. Sono immediatamente seguiti articoli che titolavano ‘Lo Yoga è uno sport’, con il relativo coro di applausi e polemiche.

Per noi addetti ai lavori, la questione è tutt’altro che nuova o sorprendente. Lo Yoga è stato per anni incluso fra le attività riconosciute dal CONI, e la vera novità era stata proprio la sua esclusione, risalente al gennaio scorso. Questa nuova sentenza ristabilisce un principio di normalità, il cui scopo implicito è permettere a piccole realtà associative di godere dei benefici fiscali concessi alle attività catalogate come sport.

Non c’è niente di scandaloso, a mio parere, in questa decisione. Non condanno nemmeno le manifestazioni più sfacciate di questo approccio, come i Campionati di Yoga, di fronte ai quali molti puristi inorridiscono. Se per Yoga intendiamo ‘Hatha Yoga’ e se per sport intendiamo ‘disciplina fisica’, lo Yoga può in molti sensi essere considerato uno sport, senza troppa forzatura.

Questa notizia mi offre però lo spunto per far luce su importanti cambiamenti che riguardano il mio percorso di praticante e insegnante di Yoga.

 

LIBERAZIONE FORZATA

Il 30 giugno scorso ho chiuso il mio studio di Vinyasa Yoga, dopo cinque anni di gestione.

In parte, questa opzione si era mostrata come l’unica percorribile già negli ultimi mesi, in ragione di valutazioni economiche e pratiche. Ma come sempre accade, dietro l’andamento commerciale di un’impresa si agitano flussi di energia e di pensiero ben più complessi, e interessanti.

Per anni avevo cercato di individuare queste dinamiche nascoste. Non capivo perché, nonostante la mia dedizione verso lo Yoga, faticassi sempre tanto a restare a galla.

Eppure sono così bravo, mi dicevo…

Cioè, senza esagerare, non voglio dire di essere un fenomeno –  ma visto l’impegno che ho messo per decenni nello studio dello Yoga non solo come pratica fisica, ma anche come filosofia e percorso di ricerca, non mi sento meno preparato di tanti miei colleghi che hanno più successo di me.

Ma il successo non dipende dalla preparazione – ora l’ho capito – e non dipende dalla bravura: dipende dall’individuare esattamente la propria vocazione. E con lo Yoga io ho sempre avuto un grosso problema.

In realtà è una vera sciocchezza, ma anche un sassolino può farti inciampare e spaccarti la testa, se non lo vedi: ho sempre inteso il termine ‘Yoga’ in un modo totalmente diverso da ciò che ‘Yoga’ significa per la stragrande maggioranza delle persone!

Da qui lo spreco di energie, la frustrazione, la fatica.

Immagina di lavorare in un negozio di ‘gelati’ che però vende zuppe, o in un negozio di ‘abbigliamento’ che vende bb8294cb7b9199d45b43dfd92e4c6ce9automobili. Oltre al normale lavoro di gestire un’attività, dovrai convincere ogni singolo avventore ad acquistare qualcosa di diverso rispetto a ciò che aveva in mente quando è entrato.

Che stress! E di chi è la colpa?

Nient’altro che tua (cioè, mia).

Che poi abbia torto o ragione nella mia personale concezione dello Yoga, non influisce sul risultato. Anche l’essere eccessivamente precisi, pedanti, pretendendo di correggere un opinione diffusa e consolidata, è una forma di ottusità.

Di conseguenza, non mi resta che rimediare all’errore smettendo di insegnare Yoga. O meglio, smettendo di chiamare ‘Yoga’ quello che insegno.

Dal prossimo anno non insegnerò più Yoga: insegnerò Tantra.

 

CHE DIFFERENZA C’È?

A un certo livello, nessuna.

Per prima cosa, la parola Yoga non sprirà improvvisamente e del tutto dal mio vocabolario. Questo sarebbe inutile e forzato.

Inoltre continuerò a praticare e proporre le sequenze di Vinyasa Yoga come parte dei miei corsi. Ma saranno appunto uno degli elementi di una proposta formativa più ampia.

Ho avuto qualche timore in passato, lo ammetto, a usare il termine Tantra. Forse perché sotto questa bandiera mi è capitato di incontrare i peggiori cialtroni dell’universo.

Tecnicamente, però, la scelta è corretta.

Se infatti per Yoga intendiamo, di nuovo, Hatha Yoga – cioè quell’insieme di esercizi fisici come posizioni, respirazione, etc, di cui il Vinyasa non è che una forma – il Tantra rappresenta il bacino storico-culturale all’interno del quale questo sistema si è sviluppato.

Il Tantra è una realtà molto vasta e difficilmente definibile, che permea tutte le religioni asiatiche (Induismo, Buddhismo, Taoismo e non solo), assumendo forme diverse attraverso i millenni.

Il Tantra è prima di tutto un approccio mentale, un’intuizione di fondo sul ruolo dell’essere umano nel Cosmo, che va acquisita e compresa nella pratica.

Il Tantra è il quadro generale di cui l’Hatha Yoga è solo un particolare. È in questo quadro che troviamo le profonde implicazioni filosofiche e psicologiche che molti associano allo Yoga, ma che di fatto non rientrano nell’Hatha Yoga in senso stretto.

A un primo sguardo, Tantra e Hatha possono sembrare addirittura in contraddizione.

Se l’aspetto più evidente dell’Hatha Yoga è infatti il controllo, l’enfasi del Tantra è tutta sulla spontaneità, sul lasciarec9c7e8bcc1e3d718abda239a8f16a668--tibetan-buddhism-buddhist-art andare, sul liberare la sorgente creativa presente in ogni individuo.

In realtà, non c’è contraddizione. Nella pratica, si comprende come l’acquisizione di un certo grado di controllo apra la mente a quella consapevolezza di sé che consente di mollare i freni, in sicurezza.

Ma è importante capire come da un punto di vista tantrico, l’Hatha Yoga slegato dal suo contesto sia certamente dannoso; in quanto l’insistenza sul contenimento fisico che lo caratterizza, rimanendo fine a sé stessa, produrrà fissazioni mentali, chiusure caratteriali, aridità.

Questo è, nel quadro della concezione moderna dello Yoga, l’elemento verso il quale sono più insofferente. Nel corso degli anni, frequentando assiduamente l’ambiente yogico, ho dovuto constatare come la radicalizzazione del controllo fisico favorisca inclinazioni ossessivo-compulsive, che al di là del miglioramento estetico e performativo non offrono nessun reale beneficio alla persona.

Ed è proprio questa la discordanza che sento fra le aspettative di chi si rivolge a me per fare Yoga, e ciò che in coscienza gli voglio e posso offrire. Sono arcistufo di sentirmi chiedere consigli per curarsi il mal di schiena (non sono un ortopedico!), per imparare a fare la verticale (non sono un preparatore atletico!) o per… combattere lo stress!… Con delle posizioni!

Caro mio, cara mia, il tuo stress dipende dalla tua vita, e non lo risolverai con qualche pillolina magica, con qualche posizione, con una dieta vegetariana e con nessuna possibile tecnica. Lo risolverai solo se accetti di guardarti dentro, di immergerti nei meandri delle tue emozioni, dei tuoi ricordi, dei tuoi desideri, e confrontarti apertamente con tutto ciò che vi troverai.

Questo è il Tantra.

 

OGNUN PER SÉ

Ognuno poi, intendiamoci, è libero di fare il cacchio che vuole. È per questo che sono davvero molto contento che lo Yoga sia sempre più identificato come uno sport. Per lo meno così si creano ambiti distinti e, nel tempo, magari anche meno confusione.

81c0982c3cb88da94503fad3fe8c6ad0--tantra-indian-artConfusione che per altro non cesserà certo con questo cambio di etichetta. Nel mondo del Tantra si trova di tutto e di più, e il principale oggetto del contendere riguarda la ben nota associazione fra Tantra e sessualità.

Al livello più becero, così come lo Yoga è considerato un sistema per imparare a far le verticali, il Tantra è visto come un repertorio di tecniche sessuali, che includono ‘massaggi erotici’ offerti da loschi centri estetici per mascherare forme di banale prostituzione.

All’estremo opposto, c’è chi nega categoricamente qualunque attinenza fra Tantra e sessualità.

A questo livello, è più che altro una questione di scelte. Semplificando, esiste infatti una nutrita tradizione di scuole tantriche che non contemplano alcuna specifica pratica sessuale, ed è per questo detta Tantra Bianco.

Esiste però, altrettanto innegabilmente, la corposa corrente del Tantra Rosso che invece col sesso ci lavora eccome ed è questo, per esser chiari, che faccio io.

Ciò non significa che il Tantra Rosso si riduca a qualche tecnica per aumentare il piacere sessuale, ritardare l’eiaculazione, eseguire un massaggio o fare sesso con più persone.

Il fondamento del Tantra, in comune con qualunque forma di Yoga, è la meditazione (dhyana). Ed è da questo principio che dobbiamo partire se vogliamo capirci qualcosa.

Che poi molte persone si avvicinino al Tantra perché sono interessate al sesso, così come si avvicinano allo Yoga per dimagrire o tonificarsi… beh, questo è parte del gioco.

Ma per come la vedo io, questo approccio è molto più sensato e costruttivo.

La radice di ogni spiritualità si trova nel sesso (il principio creativo grazie al quale io e te esistiamo), non nell’efficienza corporea.

Di conseguenza, sono convinto che chi è incline a esplorare la propria sessualità, per quanto ‘materialista’ possa sembrare (magari anche a sé stesso), sia comunque in cerca di una verità oltre l’apparenza delle cose.

Nell’abisso della coscienza, nella regione metafisica in cui danzano gli yogi tantrici, piacere e liberazione coincidono.

E chi trova la quintessenza del proprio orgasmo, trova Dio.

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1 Comment

 

  1. oneda marasi
    26 agosto 2017  23:39 by oneda marasi

    Credo che il mondo del sesso sia così intimamente rappresentativo della propria reale personalità,del proprio carattere, anche dell'io disinibito e desideroso di verità,ma è proptrio il comprendere che fare sesso non è semplicemente e banalmente avere un cazzo che ti penetra e ti da ( non è scontato)piacere....Cosa è il piacere? Il sesso, il piacere legato ad esso è così tanta roba che difficilmente lo si può paragonare a Dio, ma Dio ci ha dato il corpo e la mente x poter capire e raggiungere con complessa sensibilità e rispetto di te stesso e dell' altro, in una armonica e generosa dedizione e ascolto.L'orgasmo/ piacere divino è una fusione all',unisono con il proprio amante, fantastica e unica fusione materiale e mentale, tutto il resto è pratica dal piacere fugace, è inesistente.Scoprire, accettare e rispettare se stessi è fare sesso,anche non facendolo, x non farsi violentare...seguo il tuo pensiero, con desiderio di scoperta e crescita, senza enfatismo ed illusione.

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