File photo of Acehnese man walking through debris left behind by last week's massive tsunami in the town of Banda Aceh

Il margine di questo equilibrio, però, è molto ridotto. Nella realtà, solo una cerchia ristretta di persone al mondo – secondo le stime più accreditate, meno dell’1%… – nasce nel posto giusto e al momento giusto, in una delle rare nicchie privilegiate e protette che non devono confrontarsi quotidianamente con il demone dell’incertezza. Anche quei pochi, non sono al riparo da malattie, disastri naturali e calamità imponderabili di ogni specie…. Così che per la maggior parte di noi, la vita è una lotta dura e senza quartiere, che riusciamo a sostenere solo fantasticando su paradisi perduti, ultraterreni, o motivandoci col sogno ambizioso di consegnare ‘un mondo migliore’ alla nostra progenie. In questo divagare, immaginare, aspirare, attardarsi, sta forse l’ultima vestigia del vero e unico paradiso perduto: la condizione estatica prenatale. L’unica concessione, del resto, che possiamo ora permetterci. La nostra mente non può osare, non può azzardarsi a tornare laggiù, nelle remote profondità dell’essere, da cui, teme, non vorrebbe mai più risalire, per tornare alle asperità di questo mondo…

Torna al blog

 

Leave a reply